querciaIl paesaggio murgiano è il risultato della lunga e costante presenza dell’uomo: dell’imperatore, del contadino, del pastore, del boscaiolo che insieme al clima hanno delineato la struttura di uno dei luoghi più singolari dell’area mediterranea. Il paesaggio murgiano non è tuttavia statico, gli scenari cambiano drasticamente ad ogni stagione: in primavera è possibile osservare nel verde intenso dei campi di grano o dei pascoli rocciosi le brillanti fioriture dei tulipani selvatici, dei gladioli e delle orchidee, mentre nei boschi sbocciano le purpuree peonie, la delicata colorazione della traslucida stipa delle fate in fiore si associa al rosa dell’asfodelo o al giallo della possente ferula, mentre nel cielo sfrecciano balestrucci e falchi. In autunno ciclamini e colchici colorano le nude pietre dei costoni rocciosi e dei numerosi muri a secco, mentre in inverno i frutti rossi del biancospino e blu del prugnolo colorano le plumbee e nebbiose giornate. Per colui che si “perde” nell’Alta Murgia la sensazione più ricorrente è quella di essere in un grande spazio aperto in cui vagare con lo sguardo verso orizzonti infiniti caratterizzati dagli odori pungenti della menta e del timo selvatico e di poter godere di albe e tramonti iridescenti e unici. Non si può comprendere la Murgia se non vivendola e gustando i suoi frutti: il pane di grano duro, i dolci di mandorla, i fichi secchi, i funghi, i vini robusti e i formaggi di pecora, toccando le sue pietre, passeggiando nei ricchi centri storici ed assistendo nei crepuscoli estivi al ritorno dei falchi grillai nei centri abitati per il riposo notturno.

IL PARCO NAZIONALE DELL’ALTA MURGIA

Tratturo - 2Il Parco, istituito nel 1998 con la legge n.426, si estende su un territorio compreso tra la fossa Bradanica e le depressioni vallive che si adagiano verso la costa adriatica. Ha una superficie complessiva di 68.077 ettari e il suo territorio la Regione Puglia, la Provincia di Bari e quella di Barletta, Andria e Trani e 13 comuni: Altamura, Andria, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto. L’attuale presidente dell’Ente Parco è Cesare Veronico.

IL CARSISMO

Foto (7)L’Alta Murgia costituisce la porzione di territorio pugliese più soprelevata. I punti di maggior elevazione si registrano nella zona nord ovest dove le località di Monte Caccia e Torre Disperata arrivano rispettivamente a 679 metri e 672 e dove, nei pressi del Costone Murgiano, proprio sopra la Fossa Bradanica assistiamo a salti che possono superare i 100 metri d’altezza. I declivi verso la costa Adriatica e a sud verso le murge di Santeramo sono, invece, più dolci. Questo altopiano di forma rettangolare è una grandissima “piattaforma calcarea”, caratterizzata da tutti quei fenomeni carsici che il connubio tra precipitazioni meteoriche e composizione carbonatica delle rocce possono generare doline, inghiottitoi, grotte, bacini carsici. L’acqua ha la capacità di sciogliere il calcare modellando le forme di questo territorio roccioso. Non c’è pietra sulla Murgia che non riporti i segni del lungo e “puntiglioso” lavoro di erosione delle piogge. Osservando il suolo dell’Alta Murgia è possibile facilmente rilevare gli effetti superficiali di questi eventi naturali. I solchi presenti su ogni roccia, seguono le pendenze del suolo, ridisegnando i percorsi di scorrimento dei più piccoli rigagnoli d’acqua, e creando, a volte, vere e proprie sculture naturali. Un fenomeno carsico superficiale e macroscopico sono, per esempio, i campi solcati o carreggiati generati dallo scorrere dell’acqua sulla superficie, che portando via con sé la terra, genera grossi solchi, come quelli lasciati dal passaggio di un carro.

LA FLORA

Cappero Capparis spinosaLa biodiversità del territorio compreso tra Altamura e Santeramo non ha eguali nell’area mediterranea.

Le formazioni boschive più diffuse sono costituite da specie quercine. Di grande importanza è la presenza della roverella, ma anche del leccio, del cerro, della quercia spinosa, della quercia di Palestina, del farnetto e del raro fragno e del sottobosco costituito da caprifoglio, biancospino e numerose specie erbacee ed arbustive tra cui la peonia, la clematide, la rosa di San Giovanni, la rosa canina, il gigaro e il ciclamino. Le pinete sono costituite prevalentemente da Pino d’Aleppo e Cipresso comune con sottobosco di roverella e coccifera, lentisco e ilatro. Le aree steppiche sono caratterizzate da una vegetazione erbacea che comprende specie prioritarie quali la stipa e le numerose specie di orchidee appartenenti ai generi Serapias, Orchis e Ophrys tra cui la specie, scoperta di recente, denominata Ophrys murgiana. La vegetazione arboreo-arbustiva caratterizzante i pascoli naturali è costituita da olivastro, mandorlo, marruca, nespolo, prugnolo, perastro, mandorlo selvatico, biancospino, rammo.

ERBE MURGIANE E MEDICINA

Utilizzate e consumate ancora oggi sulle nostre tavole, molte delle specie erboristiche della Murgia, hanno fatto la storia della “terapia” delle nostre nonne, assumendo, sin dall’antichità, un ruolo basilare in medicina. Tra le numerose forme vegetali spontanee, utilizzate come metodi fitoterapici, appunto, per la risoluzione di alcuni malori e fastidi psico-fisici, si possono annoverare: il finocchio selvatico (foeniculum vulgare), le cui foglie bollite curavano le ostruzioni delle ghiandole mammarie durante l’allattamento, mentre i semi erano usati per alleviare il dolore addominale delle coliche aerofagiche infantili e, in generale, per il mal di stomaco; il rosolaccio (papaverus rhoeas), con i cui petali si preparavano decotti per addormentare bambini irrequieti e per curare l’insonnia di adulti e anziani, la tosse e le affezioni catarrali delle vie respiratorie; la borsa del pastore (capsella bursa-pastoris), usata come decotto con funzione antiemorragica e astringente; il tarassaco (taraxacum officinale), noto come dente del leone o soffione, le cui foglie e radici, tagliate a fette ed essiccate al sole, giovavano alla stitichezza e alle coliche epatiche, ma anche per la cura delle verruche e dei porri; la fumaria (fumaria officinalis), il cui infuso serviva per depurare il fegato e i reni, e per lavare le piaghe da psoriasi e da eczema; la rosa canina (rosa canina), usata come decotto per lavaggi degli occhi nelle congiuntivi croniche, e come conserva di petali, con azione astringente, in caso di diarree croniche infantili; la cicuta (cicuta virosa), il cui decotto fungeva da analgesico nel dolore prostatico, mentre, sotto forma di olio, serviva per far cessare il dolore nevralgico legato al fuoco di S. Antonio (Herpes zoster).

IL FUNGO CARDONCELLO

Unregistered RawShooter essentials 2005 1.1.3 build 15È uno dei simboli dell’Alta murgia e, in particolare, dell’area di Altamura e Santeramo. Il fungo cardoncello (Pleurotus eringii) viene raccolto nel periodo autunnale e rappresenta uno dei protagonisti delle pietanze tipiche di quest’area  Sugli altopiani murgiani, questo fungo spontaneo, trova il suo habitat naturale e diventa ogni anno oggetto di ricerca da parte di appassionati e buongustai. Molto ricercato, è oggi anche coltivato affinchè possa essere gustato in qualsiasi periodo dell’anno. Dal cappello brunastro, possiede una carne bianca, soda e consistente e un odore e sapore inconfondibili.

ILA FAUNA

CivettaL’Alta Murgia ha un popolamento faunistico di rilevanza internazionale. I mammiferi constano di circa 25 specie: le specie legate ad una certa copertura boschiva, come il tasso e l’istrice, hanno distribuzioni estremamente localizzate. Particolarmente significativa è la presenza del lupo, specie tornata nell’area naturale protetta dopo decenni di assenza che è oggetto di studio e di monitoraggio: recentemente il Ministero dell’Ambiente ha designato il Parco dell’Alta Murgia come capofila di un progetto che coinvolge i parchi del centro sud. In alcune aree boschive è possibile trovare esemplari di tartaruga comune, rarefatta a causa degli incendi e del prelievo come animali da compagnia. Sono inoltre presenti tre specie di geconidi: la tarantola, il geco verrucoso ed il geco di Kotschy, presente solo in questo territorio a livello nazionale. I Viperidi hanno come unica rappresentante nel territorio murgiano la vipera aspide. Tra i serpenti dell’Alta Murgia si segnala la biscia dal collare, serpente acquatico per eccellenza che, in un territorio quasi privo di corsi d’acqua superficiali permanenti, risulta avere una distribuzione piuttosto localizzata e sensibile ai cambiamenti ambientali; il colubro frequenta le zone sassose e si nutre prevalentemente di piccoli roditori; il cervone è una specie strettamente mediterranea che, potendo raggiungere in alcuni casi i 2,40 m, è il più lungo serpente italiano. Gli Anfibi sono presenti con ben 8 specie, un numero insolitamente elevato per un comprensorio così povero di acque superficiali. I caudati sono rappresentati dal tritone italico e, probabilmente, dal tritone crestato. Sono inoltre presenti il rospo comune, il rospo smeraldino, la rana verde, la raganella italica e l’ululone appenninico, quest’ultimo estremamente raro in quanto vive solo in corsi d’acqua naturali permanenti. Tra gli Uccelli sono presenti numerose specie legate agli ambienti steppici. Ricordiamo tra queste la famiglia degli Alaudidi, che sull’Alta Murgia è presente con tutte le specie nidificanti in Italia: allodola, cappellaccia, tottavilla, calandra, calandrella. Altri uccelli steppici di particolare valore sono l’occhione, la quaglia, il succiacapre, il calandro, la monachella e lo zigolo capinero. Specie piuttosto rare, legate agli ambienti rupestri, sono il corvo imperiale, il passero solitario e la passera lagia. E’ significativo il popolamento di alcuni rapaci notturni: accanto alle specie più comuni sono presenti come nidificanti l’assiolo ed il barbagianni. I rapaci diurni costituiscono sicuramente il gruppo tassonomico di maggior interesse conservazionistico. Specie piuttosto comuni ed adattabili sono la poiana ed il gheppio, le aree boschive permettono la nidificazione dello sparviero e, probabilmente, del lodolaio mentre il nibbio bruno ed il nibbio reale, seppur nidificanti nel vicino Bosco Difesa Grande, utilizzano l’Alta Murgia come territorio di caccia. In recente espansione nell’area è il biancone, un nidificante legato alla steppa arbustiva. Tra gli altri rapaci visibili nei cieli dell’Alta Murgia vi è infine il lanario, un raro falcone, considerato specie prioritaria ai sensi della Direttiva 79/409/CEE. (Fonte: Parco Nazionale Alta Murgia)

IL FALCO GRILLAIO

sotto la vite2Il Grillaio (Falco naumanni) è una specie globalmente minacciata e classificata come “Vulnerabile” (BirdLife International 2008), presente in 5 dei 13 comuni del Parco.

È un piccolo falco con apertura alare di circa 70-75 cm, il maschio ha dorso bruno rossiccio, testa e coda bluastra, la femmina ha dorso e coda color bruno ruggine con barrature scure. Come indica il nome, questo piccolo rapace si nutre prevalentemente di grilli e cavallette ma anche di altri insetti, piccoli roditori, anfibi e uccelli. È una specie migratrice e frequenta il nostro paese nel periodo della riproduzione, tra marzo e settembre. Il grillaio nidifica prevalentemente in cavità e buchi che in Puglia e Basilicata trova nei sottotetti e nelle facciate dei vecchi edifici dei centri storici. In Italia i dati sulla distribuzione e la consistenza numerica della popolazione nidificante sono disponibili solo a partire dagli anni ’80 del secolo scorso.   Il progetto “Il Parco per il Grillaio”, realizzato in collaborazione con la LIPU, è nato nel 2009 con l’obiettivo di diffondere buone pratiche atte alla conservazione e tutela della specie, partendo da censimento e monitoraggio della popolazione. Il progetto ha, inoltre, previsto azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica attraverso il recupero dei pulli, la conservazione di siti di nidificazione (chiese, edifici abbandonati, ristrutturazioni) e l’installazione di nidi artificiali, monitoraggio nidi, liberazioni pubbliche di grillai nel territorio del Parco. (Fonte: Parco Nazionale Alta Murgia)

LA PECORA ALTAMURANA

pecoreDa sempre il territorio dell’Alta Murgia aspro, roccioso e semiarido nel periodo caldo è il luogo ideale per l’allevamento delle pecore e delle capre che un tempo transumavano verso i pascoli più ricchi delle zone montane limitrofe. La pecora di razza Altamurana, conosciuta anche con il nome di pecora moscia, a causa del suo vello liscio, era sino ad alcuni decenni fa la razza più diffusa; essa infatti, autoctona, frugale, molto rustica, era perfettamente adattata ai magri pascoli murgiani. L‘Altamurana si contraddistingue per il vello bianco e la testa allungata, è una pecora di taglia media a triplice attitudine (latte, lana, carne). Era molto utilizzata in passato per le produzioni casearie mentre, negli ultimi decenni, è stata selezionata prevalentemente per la carne. La sua lana era molto apprezzata per la produzione di coperte, tappeti e soprattutto per confezionare materassi. I capi di Altamurana puri rimasti nel territorio dell’Alta Murgia sono oggi oggetto di un Presidio Slow Food. Lo scopo del Presidio è promuovere sul territorio pugliese nuovi allevamenti e nuove linee genetiche, per iniziare un percorso di recupero della razza. Il progetto di recupero e valorizzazione della razza Altamurana intrapreso dal Parco ha l’obiettivo di stimolare gli allevatori ad acquisire capi di Altamurana, ciò anche a seguito di una ritrovata redditività delle produzioni certificate. Recuperando l’allevamento si scongiurerà l’estinzione di una razza autoctona, caratterizzata da un patrimonio genetico di rilevante valore e si contribuirà a salvaguardare i pascoli naturali tipici del territorio murgiano ricchi di erbe spontanee in grado di conferire sentori unici alle carni ed ai prodotti caseari e, contemporaneamente, a conservare l’unicità del paesaggio dell’Alta Murgia. (Fonte: Parco Nazionale Alta Murgia)