LA CATTEDRALE

CATTEDRALE 3Nel 1232 l’imperatore Federico II di Svevia ne ordinò la costruzione, dedicandola all’Assunta. La rese chiesa palatina, dipendente direttamente da lui. A tre navate, in stile romanico, nel 1316 crollò quasi del tutto a causa di un terremoto. Re Roberto d’Angiò la fece ricostruire da maestranze bitontine con una nuova entrata e un portale scolpito che è attualmente tra i più belli di Puglia. La cattedrale fu ampliata nel XVI secolo, fu creato il presbiterio e il coro. Con l’arciprete Salazar (1550-1557) fu eretto il secondo campanile e furono inseriti sulla facciata tre grandi stemmi araldici. I due campanili furono sopraelevati nel 1729. Poco più tardi fu inserita la loggetta tra le due torri campanarie, con le statue in mazzaro della Madonna dell’Assunta e dei santi Pietro e Paolo. L’interno della fabbrica è a tre navate, divise da colonne. Nella parte superiore si ammirano i matronei con splendide trifore, molto probabilmente di età sveva. Nel XIX secolo l’interno della cattedrale fu interamente decorato in falso tardo-gotico per volere di monsignor Giandomenico Falconi (1848-1862). Il Portale E’ un capolavoro assoluto di scultura in pietra, risalente al XVI secolo, in stile tardo romanico. L’arco a sesto acuto contiene diverse formelle a bassorilievo che raccontano il grande ciclo narrativo della vita di Gesù. Di estrema rilevanza artistica, il portale merita da solo una visita a sè. Le colonne esterne poggiano su due leoni realizzati da mastro Antonio da Andria, nel 1533. Le colonne interne, invece, poggiano su due figure umane (XIII secolo): un atlante inginocchiato e un atlante seduto.

I matronei Rappresentano una straordinaria testimonianza della originaria struttura federiciana della cattedrale. A breve inizieranno i lavori di riqualificazione di questi spazi che saranno adibiti a Museo Diocesano.

La porta angioina Posta sul lato destro dell’edificio, fu fatta realizzare da re Roberto d’Angiò (XIV secolo). L’iscrizione latina posta nella parte superiore recita: Regia Cappella sono. Nessuno mi faccia guerra. Io Roberto, protetto dal re dei cieli, la proteggo. Porta del cielo sono e duce dei pii, che osservano i sacri dogmi dei miei dottori. Di interesse sono lo stemma angioino e il bassorilievo di San Michele Arcangelo nell’atto di uccidere il drago.

La torre dell’orologio Posta sul fianco, in fondo alla piazza, in stile gotico, fu costruita nel 1858 su disegno dell’architetto Corradino de Iudicibus.

Interno L’interno, a tre navate e a pianta basilicale, ha subito dei rimaneggiamenti nel corso dei secoli, in specie a seguito dei restauri voluti dall’arciprete Giandomenico Falconi, che hanno interessato la fabbrica tra il 1854 e il 1660. Difatti per chi entra, la chiesa si presenta riccamente decorata con marmi e decorazione a trompe l’oeil in stile neogotico, ad esclusione dei capitelli delle colonne nelle navate e delle trifore sui matronei, unici elementi originari duecenteschi. Oltre agli altari in marmo policromo sei-settecenteschi di scuola napoletana presenti in tutte le cappelle laterali, notevoli sono le opere pittoriche e scultoree che si conservano. Infatti nella prima cappella della navata sinistra è da menzionare il naturalistico Presepe in pietra policroma del 1587 attribuito alla bottega materana dei Persio.

Segue la cappella dell’Addolorata con le statue lignee del Cristo morto, realizzato da Giuseppe Nicola Altieri nella seconda metà del seicento, l’intesa e patetica Addolorata di Giacomo Colombo databile ai primi anni del settecento, e il Crocifisso ammanierato di inizio seicento; mentre nelle pareti laterali due tele ottocentesche di Giuseppe Maraschini raffiguranti a sinistra la Sacra Famiglia (copia da Raffaello) e a destra San Giovanni Evangelista (copia dal Domenichino). Nella terza cappella, in una nicchia, la raffinata e graziosa statua in pietra della Madonna di Costantinopoli del 1535, opera di Paolo da Cassano, ai lati invece due tele entrambe eseguite nel 1875, a sinistra con San Tommaso d’Aquino di Saverio Altamura, e a destra con Il profeta Elia di Camillo Miola. Entrando nella quarta cappella, alle pareti vi sono due dipinti eseguiti nel 1879 dal pittore Michele De Napoli, La morte di San Girolamo a sinistra, e il Battesimo di Sant’Agostino a destra; d’innanzi ci troviamo, poi, alla splendida e artificiosa macchina d’altare in marmo eseguita nella metà del XVIII secolo dal napoletano Crescenzo Trinchese, nella cui prospettiva è inserita la statua di San Giuseppe con Bambino, opera del 1654 riferita alla mano di qualche scultore gravitante nella bottega romana del Bernini; nelle nicchie laterali, invece, le due sculture lignee settecentesche raffiguranti i santi patroni della città, San Giuseppe con Bambino e Sant’Irene.

Nella quinta cappella trovasi nella parete di sinistra il dipinto di Giuseppe Boschetti (San Francesco di Sales, 1879), nella parete frontale l’opera di Francesco Lorusso (Sacro Cuore di Gesù, 1870), e in quella di destra il dipinto di Gustavo Nacciarone (San Vincenzo de’ Paoli, 1880). Proseguendo nella sesta cappella, scorgiamo al centro un frammento d’affresco raffigurante il Volto di Cristo, datato intorno alla fine del XIV, ultima testimonianza dell’antico apparato pittorico che un tempo doveva impreziosire l’intera cattedrale; di fianco invece L’angelo custode (1875) e la Presentazione di Maria al Tempio (1874), entrambe del neoclassicista Gustavo Mancinelli. Sul presbiterio, fa da quinta scenografica il coro con la teoria di santi rappresentati, un indiscutibile capolavoro finemente intagliato in legno di noce ed eseguito nel 1543 da Colantonio Bonafida, Teodoro Marzano e Candido di Fanello; sullo sfondo invece si staglia la tavola raffigurante l’Assunzione della Vergine, realizzata nel 1546 dal pittore toscano Leonardo da Pistoia. Lungo la navata centrale si dispiega in alto il soffitto ligneo, eseguito durante i restauri ottocenteschi, in cui si avvicendano gli stemmi degli imperatori e re dai quali, a partire da Federico II e fino ai Savoia, la Cattedrale Palatina di Altamura dipendeva direttamente. Inoltrandoci nella navata destra, partendo dal presbiterio, incontriamo la settima cappella, corredata nella parte di fondo dal dipinto degli apostoli San Giacomo e San Filippo, eseguito nel 1876 da Giuseppe Maraschini; di fianco a sinistra il San Bernardo di Pasquale De Criscito del 1877 e a destra Le tentazioni di Sant’Antonio abate di Francesco Sagliano del 1877.

Nell’ottava cappella, nelle pareti di sinistra e del centro, vi sono due dipinti di Francesco Lorusso raffiguranti Santa Barbara (1877) e la Famiglia di Maria (1868); nella parete destra invece Il martirio di San Massimo eseguito da Francesco Plantamura nel 1868. Di seguito la cappella di Sant’Irene con il dipinto eponimo del 1863 di Francesco Lorusso, mentre nelle nicchie ai lati si conservano le spoglie di San Massimo e Sant’Aurelio.

La decima cappella, invece, accoglie due tra i dipinti più significativi della pittura ottocentesca prodotta nell’Italia meridionale, a sinistra la Maddalena realizzata nel 1877 dal pugliese Francesco Netti e a destra la Conversione di San Paolo di Domenico Morelli che la portò a termine nel 1876. Nell’undicesima cappella sono allocate tre opere di Giuseppe Maraschini, a sinistra lo Sposalizio della Vergine del 1875 (copia da Raffaello), al centro Il Battesimo di Gesù del 1873 (copia da Alessandro Allori), e a destra la Trasfigurazione del 1875 (copia da Raffaello).

Proseguendo vi è l’ultima cappella di Santa Rosalia, la cui immagine è rappresentata nella scultura lignea seicentesca lì presente, mentre di fianco il Sant’Andrea Avellino di ignoto pittore meridionale e l’Apparizione di Cristo a San Francesco d’Assisi e San Filippo Neri da ricondurre alla mano del molfettese Nicola Porta e databile intorno al 1750.

Addossato alla parte nella controfacciata, infine, è situato l’antico ambone cinquecentesco in pietra, di ignoto scultore pugliese, sorretto da cinque esili colonne finemente decorati e costituito da altrettanti pannelli su cui sono scolpiti in rilievo le storie della vita di Cristo.

SAN NICOLA DEI GRECI

chiesas.nicolaFu costruita nello stesso periodo della Cattedrale federiciana per soddisfare le esigenze di culto dell’antica comunità greco-ortodossa stanziatasi alla fondazione della città. A navata unica con una facciata lineare con tetto a capanna e un rosone (ricostruito in epoca recente). Il bel portale fu arricchito nel 1576 dalle sculture a bassorilievo di Nicola de Gessa che raffigurano scene dell’antico e nuovo Testamento. Di particolare interesse, all’interno, è la rappresentazione statuaria di San Nicola di Mira, in sembianze orientali: volto scuro, mano benedicente “alla greca”. Nell’altra nicchia si può ammirare la bella statua della Madonna della Salette. Di notevole rilevanza sono anche le tele seicentesche e il battistero d’età sveva. Spicca lo straordinario soffitto di legno dipinto, con al centro un grande quadro raffigurante San Nicola.

SAN BIAGIO

chiesasanbiagioÈ posta a fianco Della chiesa di San Nicola dei Greci, su corso Federico II. Di antica origine ipogea, fu eretta nel 1628. Fu sede sin dall’inizio della Confraternita dei Calzolai di San Crispino. Possiede una semplice facciata, sormontata dalla statua di san Biagio. Non passa inosservato il grandissimo affresco posto sul lato sinistro che rappresenta San Cristoforo che traghetta Gesù bambino, opera dell’artista locale Maramonte. Originariamente di rito greco, come la vicina San Nicola, presenta una pianta quadrata con volta a stella. Interessanti le decorazioni a pittura su legno della porta interna e del ballatoio dell’organo.  

 

 

SAN MICHELE AL CORSO

SAN MICHELE AL CORSOFu edificata dalla potente confraternita del Purgatorio nel XVII secolo, dedicata appunto alle anime del Purgatorio. Ha una semplice facciata su cui spicca un finestrone rettangolare. La torre campanaria contiene due campane ottocentesche, quella a destra (1892) più piccola, quella a sinistra (1839) più grande. L’interno conserva pregevoli tele settecentesche e ottocentesche, tra le quali la Madonna del Purgatorio di Francesco Guarini, il maggiore pittore gravinese del Seicento. L’altare maggiore e il presbiterio sono dei capolavori del rococò. Stupendo anche l’organo ottocentesco dell’altamurano Tommaso Capitelli.

 

 

SAN GIACOMO

sangiacomoFu eretta molto probabilmente agli inizi del XVI secolo dalla famiglia Giannelli. L’attuale facciata, in stile rococò, fu realizzata nel 1754. Il grazioso campanile a vela è sormontato da una cuspide a bulbo. L’interno, molto semplice, è composto da una sola navata. Interessante l’acquasantiera in pietra con croce a rilievo risalente al XV secolo. Nella nicchia alle spalle dell’altare è posta una grande statua in pietra, raffigurante San Giacomo, opera della seconda metà del XVI secolo. Sulla parete destra campeggia una grande tela, realizzata nel Seicento. Degna di nota anche una tela raffigurante la Madonna (XVI secolo) e un reliquario in legno, contenente ossa e fiori (XVIII secolo).  

SAN FRANCESCO DA PAOLA

SAN FRANCESCO DA PAOLARecentemente riportata all’antico splendore grazie ad un accurato restauro, fu edificata nel 1582 e ristrutturata nel Settecento. Possiede una facciata semplice, ma contiene al suo interno gioielli di grande valore storico e artistico. I suoi campanili sono gli unici a poter fare a gara con quelli della cattedrale. L’interno è a pianta esagonale, si possono subito ammirare le splendide finestre degli antichi matronei, realizzate da graticci esagonali completamente in legno. Nelle cappelle laterali troneggiano due macchine d’altare in legno nelle quali spiccano due statue: quella di San Francesco da Paola e quella di Sant’Anna e la Madonna, realizzate interamente in legno dallo scultore Niccolò Altieri, finissimo artista rivalutato di recente. L’altare maggiore è imponente, probabile opera del Trinchese, notevole è la tela con la vestizione di Santa Chiara, opera di Andrea Miglionico.  

SANTISSIMA TRINITA’

chiesaSANTISSIMA TRINITA'Risale con molta probabilità al XV secolo. È sede di una antica e prestigiosa confraternita. La facciata, frutto di un recente rifacimento, conserva sul lato destro la cosiddetta “croce del pellegrino”, chiamata così perché era baciata da tutti i pellegrini di passaggio e che alloggiavano nell’Ospedale adiacente. Il bel campanile risale al XVIII secolo ed è sormontato da una cupoletta a cipolla. L’interno conserva l’impostazione cinquecentesca; di notevole interesse è una tela raffigurante la SS. Trinità (XVII secolo) di autore ignoto; sullo splendido altare maggiore (XVIII secolo), invece, campeggia una grande tela del Cinquecento che rappresenta la Trinità, opera di Pietro Antonio De Simone di Laterza.  

SAN DOMENICO

chiesasandomenico Adiacente all’ex convento dei Domenicani, corrispondente all’attuale Liceo Classico “Cagnazzi” e, a piano terra, agli ambienti dell’Archivio Biblioteca Museo Civico, la chiesa di San Domenico fu eretta nel 1716. La facciata è realizzata in tufo ed è completata, in alto, dalla incantevole cupola, a pianta ottagonale, rivestita di lucenti piastrelle maiolicate, che raggiunge oltre 37 metri di altezza. Il campanile, incompleto nella parte superiore, presenta due piani di finestre. La seconda cappella a sinistra, chiusa da una balaustra marmorea, è dedicata alla Confraternita del SS. Rosario e contiene l’altare più sfarzoso e pregiato della chiesa, nella cui prospettiva è incastonata la grande tela di Giuseppe Porta (1748), raffigurante la Madonna del Rosario con San Domenico, Santa Caterina e Santa Rosa. La seconda cappella a destra (di San Tommaso d’Aquino) ospita una lastra tombale della famiglia Viti. Al centro del presbiterio troneggia il sontuoso altare maggiore, ricco di marmi policromi e magnifiche sculture, alle cui spalle si trova il coro ligneo, opera di un artigiano locale (1855). Sulla parete di fondo è collocata la pregevole tela della Sacra Famiglia (prima metà XVII secolo), attribuita al pittore Massimo Stanzione.

SANTA TERESA

santateresa Edificata nella prima metà del XVII secolo e distinta dall’annesso monastero, oggi sede del Museo Etnografico, era legata al culto della Madonna del Carmelo. La facciata, realizzata in pietra naturale, fu completata negli ultimi anni del Seicento in stile tardo rinascimentale. Il campanile, a pianta quadrata, risale al Settecento, mentre la bella cupola, anch’essa settecentesca, è realizzata in tufo con elementi decorativi in mazzaro. L’interno della chiesa, a croce latina, presenta un’ampia navata centrale con due cappelle per lato. La prima cappella a destra (del Carmine), presenta una bella balaustra e un altare in marmo policromo. Rilevante, nel tabernacolo, la portella originale in bronzo dorato e sull’altare una tela raffigurante la Madonna del Carmine, risalente al XVIII secolo. Sul lato sinistro spicca la lastra tombale della contessa Geronima Viti (1742). La seconda cappella a destra (del Sacro Cuore) presenta un altare in marmo simile a quello della cappella precedente. Degna di nota è la statua in legno raffigurante Sant’Antonio da Padova, opera di scuola napoletana della fine del Seicento. Di fronte è presente una statua ottocentesca in legno raffigurante l’Immacolata. Nella seconda cappella a sinistra (di Santa Teresa) è possibile ammirare una statua di San Francesco d’Assisi, probabile opera dell’artista locale Giuseppe Nicola Altieri, risalente al XVII secolo. La cappella di San Giovanni della Croce, la prima a sinistra, offre, sulla parete sopra all’altare, la tela raffigurante San Giovanni della Croce, risalente alla prima metà del XVIII secolo. Notevole è la lastra marmorea (1746) che riporta lo stemma coronato delle famiglie Filo e Colonna. Sulle pareti di fondo del transetto campeggiano due tele settecentesche, una raffigurante la Sacra Famiglia (metà del XVIII secolo) e l’altra l’Estasi di Santa Teresa (prima metà del XVIII secolo).

SANTA CHIARA

chiesasantachiaraFu terminata, nella sua prima fase costruttiva, nel 1679, anno in cui fu completata la costruzione della stessa, con annesso monastero, che ospitò poi le prime monache a partire dal 1682. La facciata, caratterizzata da una compatta muratura di conci ben squadrati, fu completata nel 1705-1706: un cornicione aggettante la divide in due ordini, e tre nicchie con le statue di San Francesco, a sinistra, l’Immacolata, al centro, e Santa Chiara, a destra, ne determinano il movimento. Il campanile barocco, che s’innalza sul lato destro della chiesa, fu ricostruito tra 1722 e 1723. L’interno, a una navata, presenta lateralmente degli altari, realizzati in forme semplici, ma abbelliti con dipinti di ignoti pittori del Settecento. Sul secondo pilastro a destra è collocato il pulpito ligneo, con fitta decorazione a volute fogliacee, intagliate e dorate, e con una grande aquila aperta intagliata nella base e terminante con un elegante baldacchino; si tratta presumibilmente di opera di maestranze lucane. L’area presbiteriale è arricchita da un altare in marmo bianco e policromo, elevato su tre gradini, al di sopra del quale è posizionata la tela dell’Immacolata e i Santi Francesco, Chiara e Antonio (prima metà del XVIII secolo). Il complesso religioso, fondato in seguito al lascito testamentario di un sacerdote altamurano, Jacobutio de Cobutiis, che nel 1519 donò numerosi beni col desiderio che fosse costruito un monastero di clarisse, accoglie ancora oggi una comunità dell’ordine di Santa Chiara, occupando un intero isolato nel cuore del centro antico della città.

SAN LIBERATORE

sanliberatoreAttualmente sconsacrata ed in completo stato di abbandono, sorge di lato all’arco seicentesco denominato della “Porticella. Dedicata anticamente a Santa Maria della Porta, alle sue spalle sono ancora visibili i resti di un bastione delle mura medievali della città, leggermente degradante a scarpata, secondo la tipologia delle costruzioni difensive, tipiche del XV secolo. La chiesetta di S. Liberatore si rivela nei suoi caratteri architettonici molto semplici: una cappella dalla forma a dado, la cui facciata presenta un modesto portale sormontato da una lunetta superiore a falsa ghiera, sulla quale si innesta il tamburo della cupola circolare, tipico dell’architettura bizantina. Sull’architrave vi è un’iscrizione in lingua latina che ricorda la sua costruzione avvenuta nell’anno 1527, alla fine della terribile pestilenza che colpì i cittadini altamurani, e che riporta l’antico e mitico nome della città: Altilia. Sugli stipiti, invece, sono incisi, a caratteri greci, due termini che indicano liberazione (Latoirosis) e Salvatore (Chp). Nell’ampio sepolcreto sottostante all’edificio e nel bastione della muraglia retrostante, vennero seppellite le numerose vittime della peste (le fonti parlano di oltre 3.000 appestati morti in quel periodo). Nei documenti la chiesetta è ricordata col nome di San Liberatore e di San Salvatore, e risulta ancora officiata nel 1751, data in seguito alla quale fu chiusa al culto e trasformata in abitazione civile.

SANTA MARIA DELLA VITTORIA (CAPPELLA CASTELLI)

SANTA MARIA DELLA VITTORIA (CAPPELLA CASTELLI)La piccola chiesa cinquecentesca rappresenta la cappella privata di Palazzo Castelli, ad essa adiacente. Reca sulla facciata lo stemma della famiglia.

 

 

 

MADONNA DELLA CROCE

MADONNA DELLA CROCE

La piccola cappella della Madonna della Croce, è situata a nord al di fuori del centro storico, posizionata lungo una via di devozione e pellegrinaggio che un tempo, partendo dal antico castello normanno non più esistente, raggiungeva la contigua chiesa rupestre di San Michele delle Grotte. L’impianto attuale della costruzione palesa caratteri cinquecenteschi, anche se la data 1298, leggibile nella parte bassa dell’affresco sull’altare maggiore, porrebbe la sua attestazione già sul finire del XIII secolo. Il prospetto esterno ha una struttura semplice, con tetto a capanna e cadenzato da due corpi di fabbrica dalle differenti volumetrie. La facciata, delimitata da pilastri angolari, presenta una lunetta in cui svetta lo stemma dell’arciprete Baldassare de Lerma, lì posto nel 1709. L’interno è a croce greca ed è scandito da quattro pilastri centrali che sorreggono una cupola seicentesca. Su uno di essi, lungo la parete sinistra, si conserva ancora una frammento d’affresco raffigurante la Madonna con Bambino, facente parte del ciclo pittorico cinquecentesco che un tempo doveva decorare l’intera fabbrica. Nella cappella di sinistra, invece, è possibile ammirare l’altare in mazzaro commissionato nel 1740 dalla famiglia Filo allo scultore Eugenio Giulio da Giovinazzo, mentre sulle pareti laterali vi sono i dipinti di San Gaetano da Thiene e di Sant’Andrea Avellino, databili intorno alla metà del XVIII secolo. Specularmente, anche la cappella di destra è adornata da un altare settecentesco in mazzaro, opera dello stesso lapicida pugliese e sulla parete di destra è collocata la tela settecentesca di San Trifone inginocchiato tra i vescovi Marcello, Libero e Lucio. Sul presbiterio, infine, fa da sfondo l’altare della Madonna della Croce, eseguito nel 1739, e adornato dalla sfarzosa prospettiva in legno dorato che incornicia, al centro, l’antica effigie ad affresco della Madonna con Bambino.

SAN LORENZO

sanlorenzo La chiesa di San Lorenzo è situata a est, al di fuori del centro storico e nei pressi dell’antica porta dei Foggiali (da fogge: cisterne sotterranee un tempo adibite alla raccolta e deposito cerealicolo). Le fonti documentarie attestano la presenza della chiesa già a partire dal 1330, annoverandola così tra le chiese più longeve di Altamura. Tuttavia, dell’antica costruzione poco si conserva, fatta eccezione dell’iscrizione dedicatoria visibile sull’architrave d’ingresso, i cui caratteri gotici e il giglio angioino lì descritto, hanno permesso di datarla intorno alla prima metà del XIV secolo. I rifacimenti settecenteschi hanno stravolto completamente l’originaria costruzione. Difatti la facciata, dai caratteri barocchi, si presenta impreziosita da una cornice mistilinea, costeggiata lateralmente da due pilastri e sormontata da un tiburio ottagonale. L’interno, a pianta centrale, ospita ciò che rimane dell’antico arredo liturgico, di cui è possibile ammirare sull’altare maggiore un Crocifisso ligneo del XVII secolo e nella nicchia della parete laterale destra un manichino vestito raffigurante San Lorenzo, opera di ignoto scultore pugliese del XVIII secolo. È da menzionare inoltre che la chiesa conservava, fino al secolo scorso, una scultura raffigurante l’Ecce Homo, la cui esecuzione è da circoscrivere alla mano dell’andriese Francesco Paolo Antolini e databile alla prima metà del XVIII secolo. La presenza di tale effigie è da giustificare con il culto ad Altamura della processione dei misteri che durante il venerdì di Quaresima si snodava lungo le cappelle della Via Crucis e il cui svolgimento prendeva le mosse proprio dalla chiesa di San Lorenzo.

SANTA MARIA DELLA CONSOLAZIONE

consolazione La chiesa di Santa Maria della Consolazione si trova a sud del centro storico, nei pressi di Porta Matera, nella zona un tempo denominata “piana di San Marco”, ora Piazza Zanardelli. L’attuale edificio, costruito nel 1921 in stile neoromanico, sorge sulle antiche spoglie della chiesa seicentesca di San Vito, fondata nei primi anni del XVII secolo per volere del Capitolo Cattedrale. Esternamente si presenta oggi suddivisa in tre sezioni scandite da pilastri, cadenzato da bifore lungo tutto il perimetro e sormontata nella parte posteriore da un campanile a doppio ordine. L’interno, a tre navate, conserva il robusto impianto seicentesco dell’antica fabbrica, con pilastri e volute a crociera e al cui centro trova posto un cappellone aggiunto nel 1950. La chiesa conta di un apparato decorativo di elevata qualità, ritenuto tra le più interessanti nel panorama artistico pugliese. Infatti nella parete di fondo dell’altare maggiore è possibile ammirare la tela raffigurante la Madonna della Consolazione, opera eseguita nel 1635 dal pittore materano Giovanni Oppido, racchiusa dalla preziosa cornice seicentesca in legno dorato, frutto dell’intagliatore altamurano Ricuccio Papa. Nella prima campata, lungo la navata sinistra è posta la gran tela raffigurante l’apostolo San Matteo, databile tra il 1699 e il 1701, il cui notevole pregio compositivo e coloristico rivelano la mano di un valente maestro appartenente alla cultura veneta. A seguire sull’altare di San Vito, costruito nel 1865, vi è la statua in marmo del santo eponimo, datata intorno ai primi anni del seicento e attribuita a Michelangelo Naccherino, scultore fiorentino promotore di un rinnovamento artistico controriformato in tutto il Regno di Napoli. Nell’ultima campata infine campeggia la tela di Santa Maria di Costantinopoli tra Sant’Antonio e San Leonardo, eseguita sul finire del cinquecento da Francesco Curia, e ingentilita da una cornice lignea finemente intagliata e dorata.

SANT'AGOSTINO

SANT'AGOSTINO  6La chiesa di Sant’Agostino è situata al di fuori dell’antica cinta muraria della città. Essa sorge sulla diruta cappella di San Bartolomeo, concessa nel corso del XVI secolo dalla città ai padri agostiniani. Questi, come ci ricorda la data 1570 e lo stemma cittadino posti sull’architrave d’ingresso, costruirono una nuova chiesa, inizialmente intitolata a Santa Maria del Popolo, e l’annesso monastero. A seguito delle leggi napoleoniche e con l’Unità d’Italia il convento cessò d’esistere e venne trasformato in mattatoio comunale. La facciata si presenta incompleta e pur conservando l’antico portale cinquecentesco, rivela tuttavia nel disegno architettonico stilemi barocchi, frutto dei rifacimenti settecenteschi, in particolar modo nei pilastri compositi con capitelli corinzi e nel profondo finestrone alla cui base poggia un motivo decorativo a conchiglia. L’interno, a croce greca, conserva diverse lapidi sepolcrali di famiglie nobili altamurane legate all’ordine agostiniano. La chiesa è riccamente adornata da altari settecenteschi in marmo policromo di scuola napoletana, come quelli posti lateralmente all’ingresso, inquadrati da alzate in stucco che fanno da cornice ai dipinti del XVIII secolo raffiguranti San Nicola da Tolentino, in quello di destra, e la Madonna della Provvidenza, in quello di sinistra. Di seguito, vi è la cappella di Santa Maria della Sanità fatta erigere dalla famiglia Filo, i cui stemmi sono ben visibili sia sul pavimento in maiolica eseguito da maestranze napoletane nel 1750, sia ai lati dell’altare marmoreo che conserva al centro dell’alzata. in stucco policromo, l’antica effige seicentesca. Nella cappella di destra invece è collocato un dipinto seicentesco, caratterizzata da stilemi riformati, raffigurante la Vergine e Sant’Anna che presentano Gesù Bambino a Sant’Agostino. Sull’altare maggiore, infine, trova posto, in alto al centro, la tela settecentesca raffigurante Sant’Agostino che versa l’acqua della Sapienza a Santi e Padri della Chiesa, mentre nella nicchia a sinistra trovasi la statua in pietra policroma di San Paolo eseguita da maestranze pugliesi nel 1633.

SAN MICHELE DELLE GROTTE

San Michele_interno È un insediamento rupestre situato a nord, al di fuori del centro storico. Anticamente conosciuto come “Sant’Angelo della Rizza”, è uno degli ambienti ipogei più interessanti della città, per via dell’impianto strutturale e per le pitture parietali esistenti. La sua costruzione risale con ogni probabilità al X secolo, sorto come fondazione eremitica dei monaci di San Basilio, la cui presenza sul territorio altamurano è attestata in numerose chiese rupestri (vedi le cripte di Iesce, San Giorgio, Fornello). La facciata in muratura presenta, al disopra del portale d’ingresso, un’edicola cinquecentesca decorata con capitelli corinzi, in cui è conservata la statua in pietra di San Michele Arcangelo, opera, dalla chiara impostazione tardo-rinascimentale, eseguita sul finire del XVI secolo. L’interno, interamente scavato nel tufo, è costituito da volte basse, sostenute da cinque pilastri che suddividono la chiesa in quattro navate, ed è abbellito da un pavimento maiolicato eseguito a Laterza nel 1690. Pur presentandosi in origine interamente dipinta, la cripta conserva ancora affreschi degni di nota, tra cui, sul primo pilastro a sinistra, l’immagine a mezzo busto di Santa Lucia i cui caratteri stilistici predominanti la riconducono al XIV secolo, e, nella colonna successiva, il coevo San Nicola dei Greci, dalla testa nimbata, con il volto ieratico e la posa benedicente. Sul fondale della prima navata destra trovasi un’acquasantiera incassata a muro, incorniciata con decorazioni a racemi settecenteschi e sormontata da un cartiglio, la cui iscrizione rammenta il legame un tempo esistente con il santuario michaelico del Gargano. La seconda navata destra termina con l’altare barocco in pietra policroma dedicato al santo eponimo della chiesa, la cui effigie seicentesca tra i Santi Leonardo e Lorenzo è ben visibile nel registro in alto. Lungo le pareti laterali trovano posto, invece, le immagini di Tobia e l’Angelo Gabriele a sinistra, e di San Dioniso l’Areopagita a destra, databili tra fine cinque e inizio seicento. Segue l’altare maggiore in tufo, il cui paliotto è sormontato centralmente da una croce radiata ed è fiancheggiato da ampie volute. Nell’abside sovrastante notevole è il dipinto con la Deesis, in cui predomina l’immagine di Cristo benedicente con ai lati la Vergine e San Giovanni Battista, eseguito da anonimo frescante nei primi decenni del 1300. Infine, la prima navata sinistra termina anch’essa con un pregevole altare barocco in pietra, nella cui alzata prospettica era posta la statua di Santa Lucia, ora conservata presso il museo dell’A.B.M.C.

MADONNA DEI MARTIRI

Edificata nella seconda metà del XIII secolo, costituisce una della tante chiese di rito greco presenti nella città, e rimase tale fino alla fine del Cinquecento. Affacciata, come la piccola chiesa di San Liberatore, sull’omonima piazza, subì notevoli rimaneggiamenti nel XVIII secolo: in primis, il rifacimento dell’intera facciata in stile rococò. Entrandovi, sulla parete di fondo, si trovano l’altare maggiore, decorato con un altorilievo raffigurante la colomba dello Spirito Santo e due cornici laterali in stucco, di forma ovale, in cui furono collocati i dipinti di San Biagio e San Francesco Saverio (XVIII secolo) , e l’immagine affrescata della Madonna col Bambino, risalente, invece, al XVI secolo. Tra le altre opere, degne di menzione sono: la tela della Madonna dei Martiri di Niccolò Maramonte del 1799, quella di San Francesco Saverio (XIX secolo), un affresco cinquecentesco con Gesù Crocifisso tra San Biagio e Sant’Antonio da Padova, un’acquasantiera duecentesca in pietra ed una in marmo policromo che riproduce le armi gentilizie dei Viti e dei Santoro (XVIII secolo) di Altamura.