MURA MEGALITICHE

muramegalitiche

Testimonianza del tipo di fortificazione di età classica (V-IV sec. a.C.), diffuso anche in altri centri della Peucezia, le mura megalitiche di Altamura si presentano come un doppio circuito: una cinta interna, più piccola, che racchiudeva l’acropoli, con un sviluppo di circa 1500 metri, ed una esterna, più ampia, che si estendeva per 3600 metri. Da intendersi come opera resa necessaria dalla particolare situazione in cui venne a trovarsi la gente indigena di tutta la Peucezia di fronte alle mire espansionistiche di Taranto e dei vicini centri lucani e sannitici, le mura megalitiche rivestono grande importanza dal punto di vista civile e militare. La tecnica costruttiva utilizzata prevedeva l’impiego di grossi blocchi (il termine “megalitiche” deriva, infatti, dal greco: mega, grande, e lithos, pietra), non sbozzati, disposti ad incastro tra loro, quindi assestati a secco. Le mura avevano una larghezza di 5,5 metri e un’altezza di oltre 4 metri. Il muro è costituito da due paramenti, uno esterno e l’altro interno, nella cui parte centrale, l’emplecton, si trova un composto di terra e pietrame. Nella cinta muraria dovevano aprirsi varie porte in corrispondenza delle vie di collegamento con i centri vicini; l’unica oggi conservata è porta Alba o Aurea, a cui è affiancata, all’interno, una torre a pianta trapezoidale. In corrispondenza di questa porta è stata rinvenuta una vera e propria necropoli con tombe a fossa e controfossa, databili – secondo i corredi tombali venuti alla luce nella campagna di scavo del Ponzetti (metà XX secolo)- al VI-V secolo a.C., quindi preesistente rispetto all’erezione della cinta stessa. La parte attualmente conservata dell’intero circuito murario, quindi ancora visibile, è di 1800 metri circa.

TEATRO MERCADANTE

TEATRO MERCADANTE

Costruito nel 1895 a cento anni dalla nascita del musicista Saverio Mercadante. Completato in soli sette mesi su progetto dell’ingegnere altamurano Vincenzo Striccoli, è stato recentemente restaurato grazie all’intervento della Teatro Mercadante srl che l’ha riportato all’antico splendore. L’ingresso principale del teatro, su piazza Saverio Mercadante, immette nel vestibolo che ospita il busto del musicista altamurano realizzato nel 1844 dallo scultore Angelini. Oltre il corridoio di sfogo si accede alla platea, a ferro di cavallo, dotata allora di 190 posti. Sopra questa prima fila ci sono altri due ordini di palchi ed il loggione (la “piccionaia”). Complessivamente la sala conta 60 palchi: 18 in prima fila, 21 in seconda e terza fila. Il loggione, ad anfiteatro, aveva una capienza di circa 300 posti. La decorazione delle mensole dei palchi del 2° e 3° ordine e del parapetto del loggione, con festoni e mascheroni, fu affidata al pittore altamurano Pasquale Rossi, il quale, come l’ing. Striccoli, prestò gratuitamente la propria opera. Il palcoscenico misura m 9,50×10 ed ha un proscenio di 3 m. L’arcoscenico è sovrastato da un medaglione con il ritratto di Mercadante dipinto da Pasquale Rossi (allievo dell’altamurano Francesco Lorusso e, prima, del napoletano Domenico Morelli). Il sipario, realizzato nel 1856 da Montavano (raffigurante Federico II di Svevia che assiste ai lavori per la costruzione della Cattedrale di Altamura), risultava piccolo rispetto alle dimensioni del boccascena del nuovo teatro, così Rossi dipinse in aggiunta, sulla destra, un gruppo di armigeri.

SANTUARIO DI MARIA SS DEL BUONCAMMINO

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L’origine della devozione degli altamurani per la Madonna del Buoncammino si perde nella leggenda. Si racconta che un contadino si smarrì mentre raccoglieva verdura selvatica. Nell’oscurità, preso dall’angoscia, si rifugiò in una grotta e qui gli apparve una luce vivissima che muovendosi gli indicò la strada del ritorno. Il mattino dopo tornò alla grotta con la sua famiglia e alcuni conoscenti. Insieme a loro, sotto macerie e sassi, rimossa una grossa lastra di pietra, trovò un’immagine della Madonna con Gesù Bambino in braccio, dipinta sulla roccia. La grotta divenne un luogo di culto dove i viandanti si fermavano a pregare invocando la Madonna prima di intraprendere un viaggio. Per questo all’immagine fu dato il nome di “Madonna del Buoncammino”. Visto il gran numero di persone che si fermavano a pregare anche accendendo ceri votivi all’andata e al ritorno, per rendere più agevole l’accesso all’immagine, il blocco di pietra sul quale era dipinta fu estratto dalla grotta e collocato in un’edicola costruita appositamente a poca distanza, sulla via che portava a Bari.
Nel 1747 fu costruita una piccola cappella a forma di croce greca e successivamente, nel 1844, vi affiancò una più grande con la volta a botte e dotata di organo e arredi sacri. Intorno al 1950 il rettore Don Paolo Colonna dotò la cappella di un abside e costruì una sacrestia. L’11 settembre di quell’anno la cappella venne dichiarata santuario con decreto prelatizio di Sua Eccellenza Salvatore Rotolo, Vescovo di Nazanzio.

SAN MICHELE DELLE GROTTE

San Michele_interno

È un insediamento rupestre situato a nord, al di fuori del centro storico e attualmente inglobato nel tessuto urbano. Anticamente conosciuto come “Sant’Angelo della Rizza”, è uno degli ambienti ipogei più interessanti della città, per via dell’impianto strutturale e per le pitture parietali esistenti.
La sua costruzione risale con ogni probabilità al X secolo, sorto come fondazione eremitica dei monaci di San Basilio, la cui presenza sul territorio altamurano è attestata in numerose chiese rupestri (vedi le cripte di Iesce, San Giorgio, Fornello). La facciata in muratura presenta, al disopra del portale d’ingresso, un’edicola cinquecentesca decorata con capitelli corinzi, in cui è conservata la statua in pietra di San Michele Arcangelo, opera, dalla chiara impostazione tardo-rinascimentale, eseguita sul finire del XVI secolo. L’interno, interamente scavato nel tufo, è costituito da volte basse, sostenute da cinque pilastri che suddividono la chiesa in quattro navate, ed è abbellito da un pavimento maiolicato eseguito a Laterza nel 1690. Pur presentandosi in origine interamente dipinta, la cripta conserva ancora affreschi degni di nota, tra cui, sul primo pilastro a sinistra, l’immagine a mezzo busto di Santa Lucia i cui caratteri stilistici predominanti la riconducono al XIV secolo, e, nella colonna successiva, il coevo San Nicola dei Greci, dalla testa nimbata, con il volto ieratico e la posa benedicente. Sul fondale della prima navata destra trovasi un’acquasantiera incassata a muro, incorniciata con decorazioni a racemi settecenteschi e sormontata da un cartiglio, la cui iscrizione rammenta il legame un tempo esistente con il santuario michaelico del Gargano. La seconda navata destra termina con l’altare barocco in pietra policroma dedicato al santo eponimo della chiesa, la cui effigie seicentesca tra i Santi Leonardo e Lorenzo è ben visibile nel registro in alto. Lungo le pareti laterali trovano posto, invece, le immagini di Tobia e l’Angelo Gabriele a sinistra, e di San Dioniso l’Areopagita a destra, databili tra fine cinque e inizio seicento. Segue l’altare maggiore in tufo, il cui paliotto è sormontato centralmente da una croce radiata ed è fiancheggiato da ampie volute. Nell’abside sovrastante notevole è il dipinto con la Deesis, in cui predomina l’immagine di Cristo benedicente con ai lati la Vergine e San Giovanni Battista, eseguito da anonimo frescante nei primi decenni del 1300. Infine, la prima navata sinistra termina anch’essa con un pregevole altare barocco in pietra, nella cui alzata prospettica era posta la statua di Santa Lucia, ora conservata presso il museo dell’A.B.M.C.